IL TEOREMA DEL RIGORE A CUCCHIAIO

Solitamente, il campione di una squadra di calcio, è tenuto a tirare un rigore decisivo sia durante il match, sia durante la serie dei tiri di rigore dopo i tempi supplementari, quando il destino della partita o di una competizione intera si decide dagli undici metri.

Prima del tiro, il portiere e il tiratore si interrogano rispettivamente del lato in cui buttarsi e del lato in cui tirare. Quindi, dopo tre rigori tirati a destra, è giusto pensare che il successivo sia a sinistra. Però anche chi è sul dischetto lo sa e può fare lo stesso ragionamento del portiere, tirando a sinistra. Però il portiere potrebbe immaginare tutto ciò e buttarsi a sinistra comunque. Questo ragionamento si dice a ”scatole cinesi”.

Tutto ciò si basa sulla probabilità che il giocatore tiri il rigore in un preciso lato.

Ma il campione si riconosce quando riesce a sconvolgere queste probabilità con coraggio e quindi senza paura di sbagliare.

Francesco Totti, in semifinale degli Europei del 2000, contro l’Olanda e l’imponente Van Der Sar;

Andrea Pirlo, dodici anni dopo, nei quarti di finale degli Europei 2012, contro l’Inghilterra;

Alexis Sanchez, nella finale della Copa America 2015, contro Romero il pararigori.

Tutti rigori che hanno portato alla vittoria la squadra e che hanno una caratteristica in comune: sono il cosiddetto ”Cucchiaio”.  Questo particolare modo ti tirare un rigore prende il nome dal movimento a ”scucchiaiare” il pallone, che consiste nel colpirlo e dirigerlo verso un angolo della porta che non ha nulla a che vedere con la direzione apparente del corpo, fondamentale per il portiere per la decisione del lato in cui buttarsi, e del piede del giocatore stesso.

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